Il Luccio di Fabrizio Benetazzo

Pubblicato da Ivo, Martedì 5 Dicembre 2006

rizzini2.jpgEsox lucius“, nome latino usato da Lineo nel 1735, anno della prima classificazione dove esox indicava il genere e lucius la specie. Le prime tracce sembrano risalire all’inizio del “Cretaceo”, qualcosa come cento milioni d’anni fa. Bellissimo animale dalla linea affusolata, (l’altezza massima del corpo equivale a 1/5- 1/6 della lunghezza standard) la testa allungata e appiattita terminante nella caratteristica forma a “becco d’anatra”. La forma slanciata e l’ampia pinna dorsale (20-23) raggi molli posta in posizione molto arretrata, vicino alla coda, gli conferiscono uno scatto fulmineo.
In contrapposizione alla dorsale, in posizione ventrale, si trova la pinna anale (13-18) raggi molli, la caudale dalla forma bilobata e dai margini arrotondati conferisce a tutto il corpo notevole aggressività . Scarso sviluppo delle pettorali, poste molto in avanti rispetto al margine dell’opercolo, e delle ventrali.La colorazione del corpo varia secondo l’ambiente. Dal caratteristico colore verde oliva con sfumature più scure che partono dal dorso, in ambienti ricchi di vegetazione sommersa, tinte che sfumano nelle tonalità di grigio in ambienti con scarso sviluppo della flora acquatica.
Inconfondibili i lucci di canneto o palustri dalla caratteristica livrea dai toni molto marcati, con ventre tendente al bianco o giallo sporco. Si possono avere numerose variazioni della livrea secondo il periodo dell’anno o dall’età dell’esemplare.Gli individui che vivono in acque ferme hanno il corpo leggermente più tozzo.Mentre in Europa esiste una sola specie della famiglia degli ecocidi “Esox Lucius“,nel Nord America vi sono tre specie della stessa famiglia: Esox Lucius, Esox Masquinongy (detto Muskellunge) e Esox Niger.La specie europea e asiatica supera difficilmente il metro di lunghezza, il Muskellunge può arrivare al 1.80-2.00 m.

Dimensioni e diffusione

bicioluccio.jpg I maschi sono più piccoli e crescono meno rapidamente delle femmine oltre che ad essere meno numerosi. Raggiungono la maturità sessuale (2-3 anni d’età ), 25-40 cm. di lunghezza (1/2 Kg.).Di rado raggiungono i 90-100 cm. per un peso di 5-8 Kg. all’età di 10-14 anni.Le femmine raggiungono la maturità sessuale verso il 3°-5° anno dopo aver raggiunto i 40-50 cm. di lunghezza ed un peso di 1,5-2 Kg. Possono diventare i giganti della specie raggiungendo, seppur raramente e mai nelle nostre acque, la lunghezza di 1.5 metri e 35 (!) Kg. di peso impiegando circa 30 anni.Diffuso in quasi tutte le acque europee, si differenzia secondo le latitudini e habitat. Caratteristici quelli dell’Europa dell’est che presentano una livrea dorata con macchie ovali distribuite in maniera irregolare. L’immissione nelle nostre acque d’esemplari provenienti da tali regioni (più prolifici e resistenti) sta gradualmente riducendo la presenza d’esemplari “autoctoni”.Si trova ovunque, dalle acque a corrente moderata della zona pedemontana a quelle profonde dei fiumi del piano, dai laghi alpini alle zone salmastre delle regioni umide non disdegnando i canali di scolo a scopo irriguo.

Ricordo qualche anno fa la cattura di un 2Kg. in quel di Lignano (UD) sotto uno dei tanti pontili che danno verso il mare aperto, per merito dei ragazzi del club.
Nelle zone salmastre le favorevoli condizioni climatiche, (temperature dell’acqua più costante) favoriscono una maggiore attività del pesce foraggio anche nei mesi invernali, di conseguenza un maggiore accrescimento corporeo da parte dei lucci, rispetto ai loro consimili delle zone particolarmente fredde.
Nell’Europa settentrionale nel Mar Baltico attorno a Stoccolma nelle acque salse tra la Svezia e la Finlandia non è poi così raro catturare, nel periodo primaverile quando comincia a sciogliersi il ghiaccio, lucci il cui peso raggiunga tranquillamente i 10Kg. di peso. Nel sud dell’Austria, più precisamente in Carinzia, famosa per i suoi stupendi e pescosi laghi non è difficile imbattersi in esemplari di oltre 15 Kg. Per non parlare poi dei Paesi Bassi, dove la presenza di una miriade di canali e laghi artificiali, (e un profondo e innato rispetto per l’esocide) costituisce l’habitat ideale per catture da sogno.

Comportamento

Il luccio predatore per eccellenza, ma pessimo nuotatore, attende le sue prede rimanendo immobile nascosto tra la vegetazione attendendo che l’ignara vittima si avventuri nelle sue vicinanze.
La partenza sfolgorante dovuta alla potenza di spinta della pinna caudale sorprende la malcapitata preda che è attaccata di traverso, la bocca ampia e poderosamente armata circa 700 denti, anche la lingua n’è fornita, non da via di scampo.Segue una fase durante la quale la preda è fatta ruotare e ingoiata dalla parte della testa. Ad operazione conclusa l’esocide adagiandosi in prossimità del fondo a testa all’ingiù, inizia una lenta e laboriosa digestione, che può durare anche alcuni giorni se la preda è particolarmente grossa. Se l’attacco va a vuoto il luccio non insegue la preda ma attende paziente un’altra opportunità . Anche se si nutre in prevalenza di pesci (ciprinidi in particolare) non disdegna affatto d’anfibi e piccoli crostacei, attacca di solito le prede ferite o ammalate diventando così un abile regolatore biologico, riducendo di conseguenza il propagarsi di malattie tra la popolazione ittica.
Spettacolari sono gli attacchi che spesso ripete ai branchi di scardole, anche di notevoli dimensioni, che per sfuggire saltano letteralmente fuori dall’acqua.
Il suo fattore di conversione alimentare è uguale a quattro. Ciò significa che occorrono quattro chilogrammi di pesce foraggio per fare un chilogrammo di luccio, quindi credo sia superfluo ricordare quanto errata sia la diceria, secondo la quale, si nutre quotidianamente dell’equivalente pari al suo stesso peso corporeo. Sono assai rari i casi di cannibalismo in natura (al contrario che negli allevamenti) anche se particolari condizioni possono verificarsi, scarsità di cibo, conflitti territoriali per il controllo di caccia o delle femmine.

Riproduzione
paolo2.jpg Il rapporto tra i sessi tende alla parità , anche se le femmine come abbiamo già detto, sono in numero superiore (53% contro 47%). I maschi sono in genere più numerosi nelle età giovanili, le femmine in quelle più adulte.La riproduzione avviene in genere in marzo ma in condizioni favorevoli può scaglionarsi tra febbraio e maggio, in presenza di condizioni climatiche particolarmente avverse si può protrarre sino a luglio. Le aree di frega preferite sono quelle dei tributari (rogge, fontanili..) generalmente al mattino, in acque calme e ombreggiate ricche di vegetazione acquatica, vanno bene anche i campi inondati dalle piene primaverili, dove la femmina depone circa 16.000 uova per ogni Kg. del suo peso in più fasi nell’arco di diversi giorni, anche settimane. Le uova misurano 2.5-3mm.L’incubazione dura 10-15 giorni circa al termine dei quali nascono le larve che misurano 9-10 mm.

Rimangono fissate agli steli d’erba per mezzo d’organi adesivi posti sul capo, fini al completo assorbimento del sacco vitellino che avviene in pochi giorni.Gli avannotti a 25mm. di lunghezza, hanno già una morfologia del tutto simile a quella degli adulti ed a 4-5 cm. inizia a predare i giovani di altre specie. Alcune fenomeni di parassitismo sembra interessare circa il 50% della popolazione di lucci, tra le più comuni, la Piscicula geometra. Sulle branchie spesso si annidano dei trematodi mogenetici, infine anche l’apparato digerente sembra non essere immune da infezioni legata all’alimentazione, infatti, sono stati riscontrati cestodi (tenie) e trematodi monogenetici.

Problemi della specie e …considerazioni
La costante e inarrestabile riduzione delle aree di frega, causa la continua mutazione dell’ecosistema fluviale, vedi la costruzione di dighe e sbarramenti vari, hanno ridotto sensibilmente le popolazioni di lucci. Come se non bastasse ad aggravare ulteriormente la situazione contribuiscono, con una certa costanza, “inspiegabili” fenomeni d’inquinamento.
L’ultimo in ordine di tempo, che ha dell’incredibile, la moria di lucci nei laghi di Revine (TV) al confine con la provincia di Belluno. Durante l’ultima gara valevole per campionato sociale del “BEBA” abbiamo contato e fotografato una trentina di lucci alcuni vicino ai 10 Kg. di peso. Personalmente ho contribuito a porre fine alle sofferenze di un bellissimo esemplare. Allertate immediatamente le autoritÃ
di competenza dei bacini prealpini, sembrerebbe, il condizionale mai come in questo caso è d’obbligo, che la moria fosse da attribuirsi ad inquinamento “aereo”.
I boschi che circondano i due stupendi laghi, sembrano essere stati attaccati da varie forme parassitarie, per combattere le quali, sono stati utilizzati per l’appunto i piccoli aerei opportunamente attrezzati.
Altra piaga da debellare, a mio avviso, l’inqualificabile “pesca” con il vivo, praticata anche da coloro che si considerano convinti assertori del “catch and release”.Come se esistesse differenza tra un bass e il piccolo cavedano “sapientemente” infilzato e lasciato lungamente agonizzante a fungere da esca.Squallido!
Indubbiamente la più redditizia, in termine di catture, presenta possibilità pressoché inesistenti al fine del corretto rilascio delle prede catturate, con conseguente riduzione esponenziale di probabilità di sopravvivenza una volta rimesse nel loro habitat naturale. Fattori questi dovuti alle su citate caratteristiche, che si manifestano nelle fasi della cattura e ingoio della preda. La ferrata avviene, solitamente, durante quest’ultima fase con effetti devastanti per l’apparato boccale e non solo.
Durante il periodo invernale nella pesca al pesce persico, dove le probabilità di incontrare il luccio sono concrete, è fondamentale riconoscere fin dall’inizio la tipica abboccata dell’esocide sulla testina piombata (tocco con conseguente spostamento dell’esca). La ferrata a questo punto è obbligatoria, e non più tardi, l’aggancio avverrà il più delle volte sulla punta del “becco”. Basterà ora, lasciando il pesce in acqua, con l’ausilio di un paio di pinze, liberarlo senza recargli il che ben minimo danno, se non un notevole spauracchio, per lo scampato pericolo. Se altrimenti l’esca sarà stata ingoiata (casi molto rari)tagliate il filo. Avrà comunque una possibilità di sopravvivenza. Diamogliela. Ne ha il diritto!

Qualora l’animale fosse meritevole di una foto, (l’apparecchio non deve mai mancare dalla dotazione di un bravo spinningofilo) è indispensabile, bagnarsi le mani prima di toccarlo, eviteremo così di danneggiare la mucosa che ne ricopre il corpo. Evitando scottature, provocate dallo scambio termico delle mani con il corpo stesso, che lo porterà ad una lunga, dolorosa e inevitabile morte. Abbandoniamo l’uso di attrezzi da tortura come il famigerato raffio, ricordando di sostenere il pesce con ambo le mani, quando possibile, evitando, “forzature” tipiche di quelle riscontrate e, molto comuni, in certe foto di bass.
Infine, non condivido minimamente la scelta di coloro che trattengono “solo” gli esemplari più grossi.

riulascio-luccio.jpg A parte il fatto che è soggettivo il concetto di “grosso”, stento a credere si possano uccidere esemplari, che per raggiungere certe taglie impiegano diversi lustri, “districandosi” tra bracconieri, inquinamento e leggi incredibili. Per finire poi, a forza di mostrarlo ad amici e parenti, inevitabilmente in… pattumiera. O nel migliore dei casi, imbalsamato nel salotto buono di casa, a ricordarci caso mai ne avessimo bisogno che alla fiera degli imbecilli il posto non manca …mai!

“Don’t kill your limit, limit your kill”

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