La pesca del luccio con il pesce manovrato
Prima di entrare nei dettagli tecnici della pesca penso sia doveroso, se non necessario, raccomandare un comportamento rispettoso sia verso le esche sia verso il pesce catturato nonché verso l’ambiente.
Esche
Le esche, triotti o scardole della misura di 12-15 cm, dovranno essere tenute vive dentro un contenitore capace di contenere 8-12 LT d’acqua sempre fresca e ben ossigenata. Questo accorgimento serve per evitare inutili sofferenze, ma anche perché sia assicurata la lucentezza della livrea. Prima di essere innescate dovranno essere uccise con un colpo secco sulla testa, questo per evitare inutili sofferenze.
Attrezzi Necessari
Bisognerà procurarsi altri strumenti indispensabili per il rilascio “OBBLIGATORIO” se inferiore al metro e facoltativo, ma con riserva, se più lungo. Uno è l’apribocca, che dovrà essere a forma di U con all’estremità delle boccole che servono a limitare i danni all’apparato boccale, l’altro è uno straccio di tela; (ottimi sono gli asciugapiatti) che prima di essere usato dovrà essere ben inzuppato d’acqua.
Infatti, non bisognerà mai toccare con le mani nude il pesce in quanto altrimenti andremo a togliere il muco che serve, come una pellicola protettiva, contro gli agenti patogeni esterni.
Il pesce una volta catturato dovrà essere adagiato sopra lo straccio ben bagnato e con un lembo coprirne gli occhi, in questo modo eviteremo che possa saltare.
Altro attrezzo indispensabile per salpare i lucci da 2-3 kg in su, in situazioni di sponde alte, è il raffio.
Questo non dovrà mai essere usato per arpionare il pesce, ma solamente per salparlo. Infatti, una volta allamato il luccio bisognerà aspettare il fine combattimento, quando il pesce è sfinito dalla lotta, si posiziona su un fianco, (attenzione che già dopo 2 o3 fughe tende a mettersi in questa posizione ma, sicuramente, è pronto appena ci avvicineremo a ripartire alla grande). Solo quando siamo sicuri che ha finito la riserva di forza, alzando la canna lo porteremo a misura di raffio, aspettiamo che apra la branchia per respirare e in questo momento infileremo delicatamente il raffio all’interno della branchia con la curva rivolta verso l’alto, e lo trascineremo a riva dove lo appoggeremo sullo straccio.
In questo modo, se tutti i movimenti sono stati fatti con la dovuta calma e precisione, si può assicurare che non sarà arrecato alcun danno.
Prima di intervenire con l’apribocca è bene aspettare che il pesce si calmi e prenda contatto con la nuova realtà , in quanto è stato spostato dall’elemento liquido in quello secco con pressioni diverse. Con il lembo bagnato dello straccio, gli copriremo gli occhi, questa operazione lo calmerà subito. Teniamo presente che sta vivendo un’esperienza nuova e non sa cosa gli aspetta, e solo se limiteremo i rumori e i movimenti bruschi, sarà accettata come un evento naturale.

Quando apre la bocca per respirare, infileremo l’apribocca prestando attenzione di non schiacciare la lingua.
L’attrezzo fa più forza se posto sul bordo interno del labbro. Con una pinza autobloccante a manici lunghi proseguiremo alla slamatura.
Una volta slamato, sempre con lo straccio tra le nostre mani e il pesce, cercheremo una riva comoda dove poter immergerlo delicatamente in acqua. Lo faremo muovere avanti e indietro fintanto che, riprendendo fiato ripartirà da solo verso il largo.
Attrezzatura per la Pesca
Detto questo passiamo ora a vedere da vicino il tipo di attrezzatura idonea per la pesca tenendo presente che, anche se non si tratta di vero spinning in quanto non è artificiale, è senz’altro di tipo dinamico.
La canna ideale è una 3.60 leggera ad azione parabolica in grado di lanciare pesi da 20 a 80 g.
Questa misura ci permetterà di fare lanci da sotto (a bilancia) con estrema precisione nell’ordine di 15-20 mt.
Il mulinello dovrà essere di alta qualità , affidabile, con una buona ingranaggeria e la bobina dovrà contenere 100mt di filo dello 0.30-0.35. il peso potrà essere compreso tra i 300-400 gr per bilanciare la canna, la velocità di recupero ideale è di 60-70 cm per giro di manovella.
Il monofilo dovrà essere morbido, pastoso, con poca elasticità , resistente all’abrasione. Colorato giallo flou o verde assicura una marcia in più soprattutto se abbinato agli occhiali polarizzati. Alla fine legheremo una girella del n° 8-10. All’altro capo della girella legheremo uno spezzone lungo 30-40 cm di un diametro di 5 decimi più grosso della madrelenza. Altra girella come la precedente, cui vi legheremo il cavetto di acciaio. Ai due capi dello spezzone metteremo i gommini salvanodo e i cappucci per inserire il piombo che dovrà avere forma sferica e un peso, secondo la profondità e la velocità della corrente dell’acqua, che è compreso tra i 5-8-10-15 gr. (segue)
Il cavetto d’acciaio, lungo 30 cm, con una tenuta di 20 lbs dovrà terminare con un’altra girella con moschettone della misura n° 10 cui sarà collegata un’ancoretta a gambo corto e a curva rotonda del n° 4 o 6 a seconda della misura dell’esca.
Per l’innesco dell’esca dovremmo usare un ferro a forma di uncinetto facendo entrare il moschettone dalla bocca e facendolo uscire dall’ano. Attaccheremo l’ancoretta al moschettone, puntiamo un dardo dell’ancoretta su un fianco, all’altezza dell’ano, tenendo il pesce con lo straccio bagnato (per non rovinare la livrea), tireremo il cavetto che sporge dalla bocca fintantoché l’esca non assume una forma lievemente curva.
Azione di Pesca
A questo punto siamo pronti per iniziare l’azione di pesca, che sarà svolta a scendere in tutti quei canali che ospitano l’esocide. I migliori sono quelli che hanno un percorso tortuoso, con sponde alberate le cui radici entrano in acqua creando delle vere e proprie tane ove il Luccio ama sostare, realtà che purtroppo stanno scomparendo sempre di più.
Individuato il canale su cui svolgeremo la nostra battuta lanceremo, da sotto, con un’inclinazione di circa 20 gradi a valle verso la sponda opposta. Prima che l’esca tocchi l’acqua freneremo delicatamente con un dito il filo che esce dal mulinello, in modo che l’entrata in acqua sia dolce. La canna a fine lancio dovrà trovarsi posizionata a ore 2.
Con un po’ di abilità , che si acquisisce lancio dopo lancio, si riuscirà a fare in modo che per primo entri in acqua il piombo e a seguire il pesce. Il mio compagno di pesca da più lustri, sostiene che un lancio è ben riuscito quando non si forma più di un cerchio sul pelo dell’acqua.
Seguiremo, con il filo appena teso, la discesa verso il fondo dell’esca, e prestando attenzione a quando il piombo tocca il fondo, chiuderemo l’archetto del mulinello, bisognerà alzare la canna a ore 1, riabbassare a ore 2 e recuperare il filo in bando, aspettare che il piombo tocchi nuovamente il fondo, riposizionarla alle ore 1, ma questa volta va spostata lentamente verso monte.
In questo modo l’esca compirà i primi metri ortogonalmente alla sponda per poi, offrire il fianco al secondo recupero.
Continuare i recuperi in questo modo finche l’esca non si trovi sotto i nostri piedi.
Due o tre lanci sono sufficienti a scatenare l’attacco, se ciò non avviene conviene spostarsi e battere un’altra zona.
Il luccio a giorni è nascosto sotto la riva, altri giorni staziona a centro canale sul filo della corrente, quindi bisogna sondare centimetro per centimetro lo spazio che occupiamo con il lancio.
L’unica cosa certa è che l’attacco l’avremmo sempre quando l’esca sta scendendo. Nelle giornate in cui il Luccio è aggressivo ci sentiremo portare via la canna dalle mani, altri giorni sentiremo una lieve trazione come se ci fossimo impigliati su un erba.
A questo punto controllare i battiti cardiaci che hanno subito un picco di accelerazione pari a un fuorigiri di una superbyke a scarico aperto.
Aprire l’archetto del mulinello, con la mano sinistra teniamo leggermente teso il filo, che vedremo scorrere via per alcuni metri. Poi si fermerà e cominceremo a sentire dei colpi secchi.
Il Luccio che ha azzannato l’esca, l’ha presa per il dorso, appena dietro la testa, la tiene di traverso in bocca e va’ in cerca di un ostacolo, un filo d’erba, dove la sputa fuori e comincia ad inghiottirla a partire dalla testa.
Come riparte bisognerà chiudere l’archetto del mulinello e ferrare nel senso contrario della fuga.


